FAQ

Le incisioni per la mastoplastica additiva possono essere collocate nel solco sottomammario, al bordo dell’areola (incisione periareolare), nel cavo ascellare o all’interno dell’ombelico. Ciascuna incisione presenta vantaggi e svantaggi specifici, e non esiste una singola via di accesso che possa essere impiegata per tutte le pazienti; la scelta dell'incisione, pertanto, va fatta con la paziente, dopo averla visitata e dopo aver ampiamente discusso vantaggi e svantaggi di ognuna delle tecniche.

Incisione sottomammaria
È la più classica tra le possibili alternative: è anche la più conosciuta, consente una visualizzazione completa dei piani sottoghiandolari e sottomuscolari e quindi un posizionamento accurato delle protesi anatomiche.È anche la via di accesso preferita nella maggior parte dei casi di revisione di una precedente mastoplastica additiva. Può essere utilizzata sia per la mastoplastica additiva sottoghiandolare che per la mastoplastica sottomuscolare.

Incisione periareolare
Viene collocata al bordo della metà inferiore dell’areola (periareolare classica) oppure al bordo della metà interna (periareolare mediale). I suoi vantaggi risiedono nel fatto che la cicatrice finale è ben camuffata nel punto di passaggio tra areola e pelle più chiara. Gli svantaggi consistono nella limitata lunghezza dell’incisione ottenibile in donne con areole piccole (meno di 3 cm. di diametro), nella potenziale interferenza con la sensibilità del capezzolo, nella interruzione dei dotti galattofori e/o nella dissezione all’interno della ghiandola mammaria con conseguente rischio di contaminazione batterica della protesi.

Incisione ascellare
È consigliabile solo in casi piuttosto selezionati in quanto espone la paziente ad un rischio leggermente aumentato di ematomi o posizionamento errato delle protesi, in conseguenza della limitata visibilità nell’allestimento della tasca per l’impianto. Nel caso si renda necessaria la revisione di una mastoplastica additiva eseguita per via ascellare bisognerà impiegare una via di accesso diversa, aggiungendo quindi una nuova cicatrice.

Incisione periombelicale
Trovava indicazione in USA dove, fino a qualche anno fa, non era permesso l'utilizzo delle protesi in silicone ma solo quello di protesi gonfiabili in soluzione salina. Non essendo possibile inserire da questa cicatrice le ormai universalmente utilizzate protesi in silicone tale tecnica non è più di alcun interesse.

Le moderne protesi mammarie si differenziano per il materiale che le compone, per la forma ed infine per la casa produttrice.

Per quanto concerne il materiale a mio avviso, tranne rari e selezionati casi di intolleranza al silicone (contrattura capsulare di grado elevato dopo l'impianto) nei quali quindi possono trovare indicazione le protesi in poliuretano, non ha senso discostarsi da ciò che ormai da decenni rappresenta il materiale di scelta per le protesi mammarie e cioè appunto il silicone.

Per quanto riguarda la forma esistono protesi "tonde" o "anatomiche".
Le prime hanno la forma di una semisfera e sono più indicate nei casi in cui si vuole ottenere un seno molto pieno anche ai quadranti superiori, le seconde presentano invece una forma a goccia e quindi daranno un risultato finale più naturale con un seno più rappresentato ai quadranti inferiori.

Quanto appena detto non rappresenta ovviamente una regola, in quanto ogni torace differisce da un altro, pertanto solo dopo un'accurata visita sarà possibile stabilire quali protesi risponderanno meglio alle esigenze o ai desideri della paziente.

Per quanto riguarda la casa produttrice il discorso è un po' più complesso e vorrei evitare di consigliare una marca in particolare rischiando di sembrare "di parte".

Consiglio comunque, a chiunque decida di sottoporsi ad una mastoplastica additiva, di accertarsi che il chirurgo scelto utilizzi solo protesi di altissima qualità.

Questo è un argomento al quale tengo particolarmente perché troppo spesso mi capita di visitare delle pazienti insoddisfatte (o peggio ancora disperate) dopo aver subito una mastoplastica additiva da chirurghi poco esperti e, francamente, dover risolvere o migliorare un problema creato da un altro chirurgo è molto più complicato di un primo intervento.

Bisogna assicurarsi che chi opera abbia le competenze adeguate, e scegliere in base al curriculum dello specialista, non in relazione al prezzo.
Per far ciò, il primo passo è controllare che il vostro chirurgo sia specializzato in chirurgia plastica. Molto spesso sento parlare di "chirurghi estetici": sappiate che questa figura non esiste, chiunque, anche un dentista può dire di essere un "chirurgo estetico". Solo chi ha davvero conseguito la specialità in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica potrà presentarsi a voi come "specialista in chirurgia plastica".

Diffidate dai non specialisti e da chi fa prezzi troppo bassi o offerte; l'unico modo per abbassare i prezzi in questo campo è ridurre la sicurezza o la qualità dei materiali impiegati.

Quanto tempo occorre per ripresentarsi in pubblico dopo l'intervento di blefaroplastica?
Se si desidera non far saper di aver eseguito l'intervento di blefaroplastica è opportuno considerare 2 settimane fuori dalla vita di relazione. Un paio di occhiali da sole bastano comunque a mimetizzare ecchimosi e gonfiore.

Dopo quanto tempo ci si può truccare?
Dopo 2 settimane dall'intervento

Dopo quanto tempo si possono riutilizzare le lenti a contatto?
Anche dal giorno seguente l'intervento se l'intervento riguarda solo le palpebre superiori. Se invece l'operazione ha interessato le palpebre inferiori è buona norma sospendere l'uso delle lenti a contatto per almeno 3-4 giorni.